Il Pil della Sardegna ha subito nel 2013 una contrazione del 2,7% rispetto all’anno precedente, contro l’1,8% della media nazionale.

La causa è da ricercarsi nel ribasso della domanda interna, soprattutto consumi e investimenti. E’ uno fra i dati più rilevanti diffusi dal primo numero 2014 della rivista semestrale “Congiuntura economica” pubblicata, nel sito www.sardegnastatistiche.it, dalla Direzione generale della programmazione unitaria e della statistica regionale.

Il fronte del lavoro riflette la flessione del Pil regionale. Il periodico riporta uno studio della Banca D’Italia dove si riscontra un calo dell’occupazione, accompagnato da un aumento del tasso di disoccupazione in misura più intensa fra i giovani. Alla fine del 2013 gli occupati in Sardegna erano 538 mila, il 49% contro il 55,6 della media nazionale. Il numero dei disoccupati raggiunge le 119 mila unità, con un +6%. Sul versante dell’inflazione si registra un ribasso dei prezzi al consumo, diretta conseguenza della minore capacità di spesa delle famiglie. Secondo le previsioni il quadro sconfortante rimarrà pressoché immutato per tutto il 2014.

Timidi e importanti segnali di ripresa sono previsti nel 2015. I settori trainanti dello sviluppo dovrebbero essere, secondo la pubblicazione, i servizi e l’edilizia. Cresceranno la produttività nel settore agricolo +2% e industriale +1%. La crescita attesa per quell’anno registrerà un segno positivo +0,7% conseguenza dell’aumento dei consumi interni ma sopratutto degli investimenti, +1,9%, e di un saldo positivo delle esportazioni nette.

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