La bomba esplode ma l’aereo rimane intatto: la svolta nella lotta agli attacchi terroristici potrebbe arrivare da Genova, dove è stato brevettato il primo rivestimento tessile che proteggere la stiva degli aerei da possibili esplosioni.

Genova – Si chiama Fly-bag ed è stato realizzato dalla D’Appolonia, società di consulenza d’ingegneria del gruppo Rina: «Si tratta di un tessuto formato da strati di diverse fibre – spiega Donato Zangani, responsabile del progetto – create per resistere e contenere gli effetti di una possibile esplosione: in pratica lo scoppio di una bomba deformerebbe il nostro contenitore lasciando intatta la fusoliera dell’aereo».

La Fly-bag è una sacca in grado di contenere sino a cinquanta valigie, molto leggera e adattabile ai diversi aerei ma altrettanto resistente: un’esplosione al suo interno si limiterebbe a distruggerebbe le valigie che contiene ma permetterebbe al velivolo di continuare il suo viaggio sino a destinazione. Ogni strato di cui è composto il tessuto ha una funzione specifica che va dall’assorbimento dell’onda d’urto, alla resistenza al fuoco sino al contenimento dei frammenti. Per il momento ne sono stati creati tre diversi prototipi: uno per la stiva di aerei con la fusoliera stretta, usati per voli più brevi, uno per velivoli con la fusoliera larga come quelli utilizzati per voli intercontinentali e un terzo per la cabina passeggeri, a disposizione del personale per contenere eventuali oggetti sospetti trovati a bordo.

Il progetto ha preso il via nel 2008: «Il primo attacco, o forse il più noto, è stato quello di Lockerbie nel 1988 – continua Zangani – in cui persero la vita 270 persone ma dagli anni Settanta a oggi sono stati oltre 700 gli attentati ad aerei portati avanti con armi o esplosivi. Proprio guardando questi numeri abbiamo pensato di attrezzarci per rendere più sicuro il trasporto aereo». Nasce così un progetto a cui hanno partecipato tredici aziende e università di tutta Europa, per un totale di trenta persone coordinate dalla sede genovese. Dopo gli esperimenti in laboratorio, la svolta del progetto è arrivata col primo test realizzato su un vero aereo: «Abbiamo fatto esplodere un ordigno nascosto in una valigia – spiega – in due aerei, di cui uno protetto dalla Fly-bag: con la nostra protezione la fusoliera è rimasta intatta, senza il nostro dispositivo è stata squarciata».

Era il 2011, anno in cui l’idea è stata protetta con un brevetto internazionale. Tre anni dopo è stato messo a punto anche il dispositivo per la cabina interna. «Prima dei nostri studi – spiega il responsabile del progetto – la risposta agli attentati era stato l’inserimento di scanner per il controllo dei passeggeri e di uno per la radiografia dei bagagli: sistemi che minimizzano il rischio ma non lo riducono a zero». Un tentativo di proteggere la stiva era stato studiato negli Stati Uniti: «Ma si trattava di contenitori pesanti e costosi – puntualizza Zangani – tanto che questa tecnologia non è mai stata utilizzata: l’innovazione che abbiamo apportato sta anche nella leggerezza del tessuto, un parametro di importanza fondamentale in campo aeronautico.

L’interesse del pubblico è stato immediato: «Le richieste dei clienti ci stanno piovendo addosso – ammette Donato Zangani – L’ultima è arrivata dalla Russia, sull’onda emotiva dell’areo scoppiato in volo di ritorno da Sharm-el-Sheik. Ma ancora non siamo attrezzati per grossi ordinativi: stiamo ragionando per una produzione su scala industriale, contattando diversi interlocutori per far conoscere la nostra tecnologia. Contiamo di andare sul mercato nel 2016».

Fonte: Il secolo XIX