Di nuovo a Viterbo, a due passi dal FATS, ma in tutt’altro contesto. Qui c’è la scuola equipaggi dell’AVES, la specialità aerea dell’Esercito Italiano, nella pancia del CH47 del 5° Reggimento RIGEL di Casarsa della Delizia. Qui la mia “missione” non è finita: in Friuli, ho imparato come si addestrano i gunner dell’ A-129 “Mangusta”, adesso seguirò il training dei piloti dell’elicottero da attacco e degli operatori di Shadow 200, potente drone da ricognizione già impegnato in Afghanistan.

Reality combat Se ami la tecnologia Viterbo è il posto giusto per te. Due grandi cabine bianche che sembrano uscite da Guerre Stellari, “contengono” il simulatore di volo dell’ A-129, qualcosa di molto diverso dal puntatore digitale osservato al RIGEL, ma non meno interessante. Il casco è collegato a dei sensori che riproducono lo spazio operativo, quest’ultimo caricato e “proposto” al simulatore dalla contigua sala controllo.

Malgrado tecnologicamente meno evoluto del HMSS in dotazione ai piloti caccia, la realtà virtuale ricreata dalla simulazione supera ogni aspettativa: al di sotto delle cabine, infatti, un impianto meccanico registra e riproduce gli effetti della ricognizione aerea, le turbolenze e addirittura eventuali colpi sparati dalle forze ostili.

Ala fissa Novità del “viaggio AVES” sono gli apparecchi ad ala fissa, vale a dire aerei in servizio presso la specialità con compiti di collegamento, trasporto e lancio paracadutisti. Non si tratta certo dei grandi trasporto tattico in dotazione all’AM, né di caccia da superiorità aerea, semmai una piccola flotta che affianca un’infinità di velivoli ad ala rotante (elicotteri) che ti si staglia di fronte. Sembra di essere tornati a Casarsa: una distesa di pale, in mezzo alla quale spunta un’ elegante sagoma bianca, aggraziato aereo dalla linea d’avanguardia, che mi dicono in servizio presso tutte le Forze Armate (FFAA) e i Corpi dello Stato ma che, prima di oggi,  avevo visto solo “civile”. Per un momento, infatti, la testa torna al passato: l’avvicinamento finale, poi il touch down, frenata, rullaggio sulla pista; dalla scaletta del Piaggio P180 Avanti scendono due capitani, uno dei quali è Carla Brocolini fra le prime donne in Italia a pilotare aerei militari e la prima pilota, donna, dell’Esercito Italiano.
Gli hangar ospitano il Dornier Do 228, 18 metri di lunghezza e una quota operativa sui 3500 m (le turbolenze le becca in pieno, tutte) e il già citato P180, con prestazioni da aereo di linea e molto versatile nell’impiego perché non nasce quale aereo militare, ma come aereo da trasporto executive, pertanto usato sia in ambito commerciale, sia dalle FFAA per collegamento o per trasporti d’urgenza (feriti, organi, etc).

P.I. e droniMarco andiamo, ti mostro una cosa che forse non hai mai visto” avvisa il “mio” PI, vale a dire ufficiale Pubblica Iinformazione una figura certamente poco nota all’esterno, ma realtà consolidata nelle FFAA: dalla Somalia, infatti, i militari curano i rapporti con i media tramite personale che, per esperienza o per formazione, è prezioso ponte fra l’ambito Difesa e i giornali.
In un secondo hangar, protetto da un telone, giace “placido” lo Shadow 200, drone da tactical reconnaissance dotato di potenti strumenti ottici per fotografare o filmare gli obiettivi. Come ogni APR, anche lo Shadow è controllato a distanza: la centrale di “guida”, infatti, è in alcuni moduli d’acciaio stagni e accessibili solo mediante una procedura particolare, non nota proprio a tutti… Come immaginabile, gli standard di sicurezza sono piuttosto alti.

Ascolto avido e nel frattempo giro un breve filmato nel quale sono io a “raccontare” questo singolare strumento, lanciato nell’etere attraverso una rampa.
Le immagini parlano più delle parole e non voglio guastarvi la festa, perciò godetevi la gallery di pose e mezzi immortalati in un luogo esclusivo, che vedrete (solo da fuori) cento volte andando verso le terme viterbesi o la costa di Tarquinia, ma sempre accompagnati dall’interrogativo:

Aviazione Esercito? E cos’è?

Ve lo dico io. Uno spettacolo.


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