È Fata la prima dismissione annunciata dalla Finmeccanica guidata da Mauro Moretti. La società specializzata in impianti industriali, è tra le meno note – ma anche meno omogenee – della galassia Finmeccanica. Per Ansaldo Breda, la società del settore ferroviario le cui perdite pesano da anni sui conti della capogruppo, Moretti ha dettato tempi stretti: esame dei conti concluso a fine luglio, offerte vincolanti in settembre, decisione in cda per ottobre. Al di là della caratteristica determinazione nel portare avanti il programma, si tratta comunque di dismissioni da lungo tempo all’ordine del giorno ma sempre condizionate da vincoli e veti di vario genere.
Diverso il caso nei settori chiave, la cui rifocalizzazione sugli aspetti più redditizi ha già portato a un diverso linguaggio: non si parla più in modo onnicomprensivo (o generico?) di aerospazio, difesa e sicurezza ma direttamente delle attività delle future divisioni elicotteri (AgustaWestland), aeronautica (Alenia Aermacchi), spazio (con la maggioranza di Telespazio e la minoranza di Thales Alenia Space) ed elettronica (Selex ES, più l’americana DRS). Quest’ultima, al centro delle strategie sistemistiche dell’era Guarguaglini, è forse la più critica e spiega in parte la freddezza verso l’F-35, progetto centrato sull’elettronica ma al quale l’Italia partecipa soprattutto tramite le aerostrutture. Sinora la galassia elettronica di Finmeccanica non ha tratto benefici di qualità dall’F-35, e potrebbe essere proprio questo l’oggetto delle trattative per rendere più appetibile in Italia il controverso progetto.
Resta il fatto che per il settore elettronico Finmeccanica il salto da produttore a integratore, per il quale sono state bruciate tante risorse, è riuscito solo in parte. Né l’operazione DRS non ha dato i risultati attesi – come, d’altra parte, gran parte del tentativo di sbarco sul mercato statunitense, del quale si è guardato più alle dimensioni che alle logiche. La costosa acquisizione di DRS, pagata ai massimi valori di mercato, potrebbe quindi tradursi in una repentina uscita, che si spera il meno dolorosa possibile. Un’altra società sotto osservazione sarebbe MBDA, la joint venture missilistica di cui Finmeccanica controlla il 25%. In questo caso la società va bene, e sarebbe questo a rendere interessante l’opzione di vendere la quota italiana a favore di un immediato taglio dell’indebitamento.
Tutto ciò riguarda però i conti con il passato o, al massimo, con il futuro prossimo. Più difficile intravedere la strategia complessiva, in particolare per settori quali lo spazio, dove da tempo si avvertono scricchiolii per la mancanza di decisioni politiche cruciali, dai propulsori di Avio alla seconda fase di Cosmo SkyMed.

(Fonte: Dedalonews)